Hangover-zone: dal “sensation seeking” al “gray rape”.

Sabato sera 2.0
Una vodka redbull. Uno sbagliato. Fammi fare due tiri. Due shots di sambuca. La serata ora può cominciare: andiamo a ballare.

Sabato sera 2.0
Una vodka redbull. Uno sbagliato. Fammi fare due tiri. Due shots di sambuca. La serata ora può cominciare:
andiamo a ballare.
È questo il copione che spesso si mette in scena nei weekend dei più giovani., ormai troppo spesso
giovanissimi.
Non bisogna, dentro e fuori dalla metafora, fare di tutta l’erba un fascio, ma non si consideri questa una realtà di
nicchia: l’European School Survey Project on Alcohol and other Drugs condotto in Italia ha evidenziato che 84% degli
studenti ha bevuto alcolici almeno una volta nella vita. E le dichiarazioni dei ragazzi agli sportelli di couseling lo
confermano in toto ( 8 secondarie di secondo grado tra le 25 scuole sule 4 province lombarde di MB. MI, LC e BG
raggiunte dell’’equipe di Synesis® Psicologia , con servizi psicopedagogici e diverso titoli e contenuto).

 

La situazione in Italia
Un dato non sconvolgente se si considera come l’adolescenza sia di per sé caratterizzata dalla ricerca di una
nuova identità, di nuove esperienze e sensazioni che aiutino a costruire una nuova immagine di sé più ricca e articolata.
Proprio in questa fase la sperimentazione è fondamentale, perché permette di ampliare le proprie esperienze e
conoscenze oltre che di ridefinire le proprie competenze e i propri limiti.
Tuttavia, dall’indagine emerge un ulteriore dato, ben più preoccupante: il 34% di questi ragazzi racconta uno o
più episodi di binge drinking.
Questo termine significa letteralmente “abbuffata alcolica” e consiste nell’assunzione di 5 o più bevande alcoliche,
lontane dai pasti, in un breve intervallo di tempo; spesso si beve in compagnia, fino ad ubriacarsi, a stare male.
I racconti del sabato sera dei soccorritori del 118 fanno riflettere: autoambulanze che sfrecciano da un locale
all’altro per assistere giovani svenuti per terra, intossicati dall’etanolo, con la respirazione che si blocca e il cuore che
rischia di fermarsi se non ci fosse nessuno a soccorrerli.


Le sostanze
Non solo alcol. Secondo il sovra citato studio infatti, oltre un terzo degli studenti ha sperimentato almeno una
sostanza illecita nella vita tra cannabis, cocaina, eroina, allucinogeni e/o stimolanti. Di questi l’85% ha assunto una sola
sostanza e circa il 15% può essere considerato policonsumatore.
Il consumo di alcolici e di cannabis è fortemente intrecciato ai momenti di aggregazione sociale: esso comunica
il proprio senso di appartenenza al gruppo, anche attraverso una serie di rituali condivisi, e riduce le inibizioni facilitando
la condivisione e lo scambio.
L’effetto delle sostanze può aiutare a fondersi nel gruppo, perdendo confini della propria identità oppure,
all’esatto opposto, permette di differenziarsi dei membri del gruppo, assumendo il ruolo del duro e trasgressivo.


Abituati all’iperstimolazione
A questo si aggiunge il fatto che gli adolescenti di oggi sono immersi più che mai in quella che Bauman definì
“società liquida”, dove il concetto di comunità soccombe ad un individualismo sfrenato, in cui l’altro non è più un
compagno ma un nemico da cui guardarsi. Il climax di questo soggettivismo ha generato una società fragile, scevra di
punti di riferimento stabili, in cui tutto si dissolve per l’appunto in una liquidità.
Liquidità di valori, di certezze, di realizzazione personale, professionale e familiare.
La soluzione per un adolescente senza punti fermi diventa affidarsi all’apparire a tutti i costi, all’apparire come
valore e al consumismo.
Abituati ad un’iperstimolazione costante e ad un mordi e fuggi esperienziale, i giovani ricercano continuamente
nuove esperienze ( da qui, il già noto termine “sensation seecker” ovvero ricercatore di condizioni rischiose, coniata do
Zuckerman nel lontano 1978), il cui interesse si esaurisce con la stessa velocità con cui si era presentato. La fuga dalla
noia diventa quindi un bisogno impellente e la ricerca di sensazioni, talvolta del pericolo puro, pure.


Le possibili conseguenze
La ricerca della distrazione, del piacere, del divertimento e dell’iperstimolazione è ciò che regola il tempo libero
della maggior parte dei giovani, consentendo loro di sfuggire dal senso di vuoto pervasivo.
Ed ecco che assumere sostanze diventa una strategia di coping di evitamento del problema che permette di
controllare gli stati dell’umore egodistonici (cioè che ci fano stare male creando “distonia”=disagio), quali ansia e
depressione. Sballandosi si riesce a vivere la temporanea illusione di essere adeguato alle aspettative e alle richieste
della propria famiglia, degli amici e del contesto sociale, avvicinandosi quindi all’immagine di sé ideale.
Tuttavia, gli adolescenti s’avvicinano all’uso di sostanze non sempre consapevoli degli effetti e delle
conseguenze che queste avranno su di sé ma forti del desiderio di sperimentarsi.
Le sostanze psicoattive sono in grado di influenzare il piacere, l’umore, le emozioni, il desiderio,
l’apprendimento, la memoria, la capacità di giudizio e la volontà. Spesso si sottostimano le profonde alterazioni indotte
dall’abuso di sostanze sul sistema nervoso, capaci di danneggiano in particolare il sistema neuropsicologico di chi, come
gli adolescenti, si trova ancora in una fase di maturazione cerebrale, che si completa solo intorno ai 20-21anni di vita.
Pensando sul breve termine, la spregiudicatezza offerta dall’alcool e dalle droghe favorisce la messa in atto di
comportamenti pericolosi: guida in stato di ebrezza, rischio di coma etilico, maggiore aggressività e propensione ad agiti
violenti, aumento di disinibizione sessuale.
Negli Stati Uniti si è arrivati alla formulazione del termine “gray rape” (ndr “stupro grigio”) per indicare quelle decisioni
ed esperienze sessuali sperimentate sotto l’effetto di stupefacenti che si rimpiange di aver compiuto.
Rimorso che può trasformarsi anche in tormento, complice anche la possibilità di immortalare il tutto con uno
smartphone e naufragare nel cyberbullismo.


Conclusioni
Sembrerebbe quasi che la sperimentazione di sostanze psicoattive sia ormai una componente fisiologica del
processo di crescita, vista la ridotta percentuale di astinenti totali: ad oggi quindi la questione più frequente non è se un
adolescente deciderà di approcciarsi alle sostanze, ma come deciderà di farlo. 

 Questa decisione è la prima porta d’ingresso ai diversi percorsi evolutivi, che possono fermarsi alla sperimentazione o degenerare in consumi più problematici.

Occorre quindi badare a questi ragazzi, offrendo loro un modello di comportamento positivo ed esprimendo con
fermezza la disapprovazione verso determinati comportamenti: un’iniziale tolleranza va a legittimare implicitamente
l’assunzione, aumentando così la possibilità dell’abuso.
È essenziale un adeguato monitoraggio dei figli; non si intende qui intrusività o curiosità, quanto essere sempre a
conoscenza delle attività dei figli, sia domestiche che extradomestiche, sui luoghi e sulle persone che frequentano anche
fuori dal contesto familiare.
È importante sostenere uno stile educativo autorevole contraddistinto da regole chiare, che devono essere spiegate e
rispettate. Uno stile genitoriale coerente ed un elevato coinvolgimento nella attività e negli ambiti di sviluppo dei figli sono
quindi solitamente associati a bassi livelli di utilizzo di sostanze.
Un accompagnamento psicologico, di tipo non terapeutico ma suppotivo che sappia fare da contenimento e
modellamento, come ormai in molti istituti scolastici si fa di default e “a tappeto”, non guasterà. Meglio se con specialisti
del campo in equipe specializzata.


Riferimenti bibliografici
Belenko, S., & Dembo, R. (2003). Treating adolescent substance abuse problems in the juvenile drug court.
International Journal of Law and Psychiatry, 26, 1, 87-110.
Di Lorenzo, M. (2014). Antisocialità e abuso di sostanze. In A. Maggiolini (Ed.), Senza paura senza pietà.
Valutazione e trattamento degli adolescenti antisociali (pp. 149-170). Milano, Italia: Raffaello Cortina Editore
Dishion, TJ., McMahon, R. Parental monitoring and the prevention of child and adolescent problem behavior: a
conceptual and empirical formulation; Clin Child Fam Psychol Rev., 1998 Mar;1(1):61-75.
EMCDDA/ESPAD. (2016). ESPAD Report 2015 — Results from the European School Survey Project on Alcohol and
Other Drugs.
Maggiolini, A. (2014). Senza paura senza pietà. Valutazione e trattamento degli adolescenti antisociali. Milano:
Raffaello Cortina Editore.
https://www.quotidiano.net/magazine/zygmunt-bauman-societa-liquida-1.2806516
Ripamonti, C. (2011). La devianza in adolescenza. Bologna: Il Mulino.
http://www.stateofmind.it/2014/05/binge-drinking-psicologia/

 

Dott.ssa Passoni Flavia Ilaria (Psicologa, Psicoterapeuta, Dir. Scientifico di Synesis Psicologia®)

Dott.ssa Villa Alice (Dottoressa in Psicologia)